Agane, Sbilfs, Fate e Streghe del Friuli Venezia Giulia. I “vicini di casa” della nostra regione

Noi ci crediamo. Ci crediamo assolutamente. Come in che cosa? Stiamo parlando di streghe, fate, elfi, folletti. Ma andiamo con calma: noi friulani, nonostante l’apparenza ruvida e decisa, siamo un popolo che attinge tantissimo alle tradizioni di una volta, quelle diciamo tramandate di famiglia in famiglia, che di solito erano custodite nei racconti dei nonni e delle nonne. Io, in questo contesto, sono uno di quei bambini cresciuti ascoltando queste “storie”, grazie alla mia nonna materna, alla mia mamma e alla mia zia. Da sempre sono stato stimolato a credere nei personaggi fantastici che, di fatto, vivono nelle più diverse zone del Friuli Venezia Giulia. Già, perché ogni area della nostra bellissima regione è caratterizzata da soggetti, buoni o cattivi, che vivono parallelamente a noi, il più delle volte senza dar fastidio a nessuno e intervengono solo se chiamati in causa o infastiditi.

Ad esempio, nella casa di campagna della mia famiglia a Treppo Grande (Udine), da bambino, spesso venivo portato a passeggiare per i prati e, tra rovi di more e lamponi, mi imbattevo in dei tavolini in pietra con attorno delle panche, anch’esse in pietra, con tanto di copertura per la pioggia, una sorta di zona relax; Cosa fossero me lo chiesi fin da subito, ma solo la nonna riuscì a darmi una spiegazione per me valida: quello era un luogo dove le fate andavano a danzare al tramonto. E io, a distanza di tanti anni, preferisco ancora immaginarmelo così. Nella realtà, invece, erano state costruite per permettere a chi lavorava la terra di riposarsi.

Partendo da questo ricordo d’infanzia ho indagato e sono venuto a conoscenza delle molteplici figure “fantastiche” che caratterizzano il nostro Friuli Venezia Giulia. Ogni zona possiede la propria. DI norma sono difficili da vedere, e hanno tutte una ben definita caratterizzazione. Pensiamo alla Agane, creature delle acque dolci, che possono vivere lungo le risorgive della bassa friulana, nelle grotte del Carso, oppure tra i monti della Carnia. Queste possono essere brutte, con i piedi storti e rapitrici di bambini, oppure belle, dolci e fatate. Nelle Valli del Natisone, poi, ci sono le Krivapete, donne di valore, intelligenti, autonome, molto acculturare, selvagge e con una grande nozione verso le virtù delle erbe.

Poi arrivano le figure preferite dal mio primogenito, già perché da quando sono diventato padre sto provando a crescere i miei figli raccontando queste storie e caratterizzando per bene queste figure: gli Sbilfs. Sono dei piccoli folletti del bosco, difficilissimi da vedere, ci sono infatti quelli che si mostrano solo davanti ad un “cuore puro”, oppure quelli che fanno perdere la strada ai camminatori, quelli che fanno scherzi ai campeggiatori o quelli che ti si siedono sulla pancia per non farti respirare bene dopo una gran mangiata, senza dimenticare quelli che ti osservano perfettamente mimetizzati nel loro ambiente naturale; ognuno di questi, poi, ha un suo preciso nome: Mazzarot, Massaroul, Bergul, Cjalcjut, ma il mio preferito, quello che di questi tempi si fa più fatica a trovare è il Gan, un personaggio molto disponibile ad aiutare le persone in difficoltà.

Insomma il Friuli Venezia Giulia degli esseri umani convive da sempre con questo mondo fantastico. Nei racconti dei paesi si racconta sempre la necessità di mantenere buoni rapporti con “i vicini”, esiste quindi un rispetto verso questo mondo, con la consapevolezza che tutti possono coesistere senza infastidirsi o farsi lo sgambetto, certo con qualche piccola licenza che rende questo binomio inscindibile e, allo stesso tempo, estremamente coinvolgente.

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