I contratti di fiume costituiscono uno strumento straordinariamente efficace: sono una grande occasione per condividere soluzioni che rendano possibile la riqualificazione e la conservazione degli ecosistemi fluviali mediante la “ricetta” della partecipazione, integrando la tutela ambientale con la dimensione storico-culturale del territorio. Così i corsi d’acqua da semplici manifestazioni idrauliche si trasformano in veri e propri “paesaggi di vita” e identità collettive. Non è un caso dunque che l’Ecomuseo, promotore del Contratto di fiume del Ledra, organizzi due incontri con Angelo Floramo, scrittore, storico e docente, dedicati all’acqua e a come la storia dei territori comprenda anche la memoria delle piene, delle alluvioni e delle modifiche idrografiche apportate dall’uomo nel tempo. Le conferenze si svolgeranno nel LAB Terremoto di Piazza Municipio 5 a Gemona.
 
Il primo incontro è in programma sabato 17 ottobre alle 17.30 e ha per titolo Friuli terra di Acque. Miti e riti, culti e percorsi tra Protostoria e Medioevo. Il secondo si svolgerà sabato 31 ottobre, sempre alle 17.30, e riguarderà le Carte d’Acqua. Come abbeverarsi alle “fonti” della Biblioteca Guarneriana Antica di San Daniele del Friuli. Gli archivi storici (come quello della Guarneriana, di cui Floramo è consulente scientifico) documentano il rapporto secolare tra le comunità e la dinamica dei fiumi, che rappresentano la matrice storica della nascita degli insediamenti e dello sviluppo dell’economia. Idrofilia è la parola che esprime tutto questo, significando il legame emotivo e culturale tra l’uomo e l’acqua. L’obiettivo dell’Ecomuseo, e dei contratti di fiume con cui opera in sintonia, è di superare la sola visione tecnica e ingegneristica.
 
«La terra friulana è intrisa di corsi d’acqua, strade azzurre immerse in contesti naturalistici capaci di confondere il viandante per il Genius loci che li abita. Precipitano da rupi altissime in gorgoglianti cascate, oppure cupi brontolano dall’abisso di gole in ombra. Alle volte sgorgano improvvisi da polle d’acqua sorgiva, e in pochi passi diventano fiumi di largo sorriso. Nei secoli sono stati attraversati da un’umanità varia e di colorato passo, che li ha seguiti e accompagnati in solitaria andata, o in allegra brigata: mercanti, cavalieri erranti, pellegrini li hanno scelti come fossero una strada. Appresso ai guadi si sono inchinati alla riverenza delle figure tutelari del passaggio, come i numerosi San Cristoforo che tradizionalmente proteggono coloro che osano sfidare la corrente…» (Angelo Floramo).