Proseguono gli incontri promossi dall’Ecomuseo nell’ambito del Contratto di fiume del Ledra, un processo partecipativo finalizzato a una gestione condivisa del corso d’acqua, dove anche le trasformazioni avvenute nel tempo lungo l’asta del fiume e sul territorio di riferimento costituiscono materia di riflessione e analisi. È in questo contesto che si colloca il secondo incontro pubblico con Angelo Floramo, storico, scrittore, straordinario divulgatore, in programma sabato 31 ottobre alle 17.30 al LAB Terremoto in Piazza Municipio 5 a Gemona. La conferenza, che ha per titolo Carte d’Acqua. Come abbeverarsi alle “fonti” della Biblioteca Guarneriana Antica di San Daniele del Friuli, si occuperà in primo luogo di un contesto geografico, quello della piana di Osoppo e Gemona, dove l’acqua ha assunto nei secoli una grande rilevanza condizionando traffici e insediamenti.
 
Dalle borgate della Carnia alle boscose macchie della pianura le acque hanno da sempre rappresentato vene azzurre di vita, specialmente nel tempo in cui l’economia agrosilvopastorale era la cifra prevalente del territorio. Il caso del fiume Ledra è particolarmente significativo per via dei documenti, custoditi negli archivi storici e nelle biblioteche di conservazione, che ne testimoniano l’importanza per comunità e villaggi rivieraschi. Pescosità, presenza di fauna destinata alla cacciagione, riserva di materie prime, bacino utile per l’irrigazione. Questo fu, e molto altro ancora, il fiume che nel nome porta l’etimo stesso del dio primordiale dell’acqua: Hýdros. Si consiglia la prenotazione, considerata la grande affluenza di pubblico registratasi in occasione del primo incontro.
 
«Lungo tutta l’età medievale e moderna in Friuli il paesaggio agrario era caratterizzato dalle colture del frumento, dell’orzo, del grano saraceno e della segala. Solo nel secolo XVII sarebbe arrivato il mais, che nel tempo avrebbe assunto la connotazione prevalente. Ogni villa era dotata per questo di opifici forniti di macina o, nell’ambito di un’economia profondamente rurale, di meccanismi azionati dall’energia idraulica che metteva in moto magli e seghe per battiferro e carpenterie, più tardi per tessitori e filatori. Il Friuli era terra di mulini, collocati tra le antiche mura dei borghi rurali o nascosti nella solitudine delle campagne, solitari o in ravvicinata schiera» (Angelo Floramo).