Il filo spinato che sbarra l’accesso alle scuole in Cisgiordania, lo sguardo dei bambini che cercano rifugio in una trincea in Myanmar, la monetizzazione selvaggia della vita dei minori esposti sulle piattaforme digitali, la quotidianità dei ragazzi cresciuti tra carceri e tende nel conflitto israelo-palestinese, l’invisibile trafila di sfruttamento che porta i migranti nepalesi fino a Trieste, lo sfruttamento dei bambini nelle piantagioni di coca in Colombia e la militarizzazione ideologica dei teenagers ucraini da parte dell’apparato di propaganda russo: è un quadro drammatico, realizzato con straordinario rigore d’indagine, quello offerto dai reportage vincitori della XXIII edizione del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta. C’è un filo rosso che unisce i sette lavori premiati dalla giuria presieduta da Marco Damilano ed è la denuncia di un’infanzia alla quale viene negato il tempo della protezione e della tutela per essere trasformata in strumento, risorsa da sfruttare o bersaglio strategico. I bambini e le bambine vengono privati della propria identità e del proprio futuro da adulti che alimentano guerre convenzionali, d’influenza digitale o dinamiche di mero profitto economico.

«Sono molto felice dei premi assegnati quest’anno, per la qualità dei racconti, la sensibilità delle giornaliste e dei giornalisti che restituiscono la dignità del racconto ai piccoli, vittime delle guerre e del narcotraffico, arruolati nei conflitti, sfruttati nella loro immagine. In questa varietà e nella pluralità dei racconti il premio Luchetta, giunto alla XXIII edizione, si conferma voce unica e necessaria nel panorama del giornalismo italiano e internazionale», commenta Damilano.

Il Premio rinnova l’eredità morale della troupe Rai della sede di Trieste, composta da Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota, Dario D’Angelo, trucidata a Mostar Est nel 1994 mentre documentava il dramma dei bambini durante la guerra balcanica, e dell’operatore Miran Hrovatin, ucciso a Mogadiscio insieme a Ilaria Alpi. Promossa dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, la manifestazione accende i propri riflettori al Teatro Miela di Trieste dal 20 al 22 novembre, nel solco della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

I VINCITORI DELLA XXIII EDIZIONE

Giammarco Sicuro (TG3, Rai), nella sezione TV NEWS, con il servizio girato in Cisgiordania che documenta la resistenza civile ed educativa di una classe di bambini palestinesi ai quali i coloni israeliani impediscono con armi e filo spinato l’accesso alla scuola. Di fronte alle intimidazioni e ai lacrimogeni, i minori scelgono di fare lezione a ridosso del blocco, trasformando la presenza fisica in una tacita difesa del diritto all’istruzione. 

Chiara Nardinocchi (La Repubblica), nella sezione STAMPA ITALIANA, per l’inchiesta data-driven e multimediale sviluppata all’interno del Visual Lab di La Repubblica sul fenomeno dello sharenting. Il lavoro della professionista romana fa luce sul vuoto normativo italiano e sull’impatto psicologico ed etico della sovraesposizione dei minori online, trasformati dai propri genitori in “brand” commerciali a rischio pedopornografia e sessualizzazione. 

Giulia Bosetti (Spotlight, RaiNews24), autrice con Umberto Colferai, di “Piccoli artigiani di pace”. I bambini strappati alla produzione di coca e ai gruppi armati”, si aggiudica il premio nella sezione REPORTAGE. L’inviata documenta la crisi umanitaria nel Catatumbo (Colombia), penetrando nelle enclave del narcotraffico per raccontare lo sfruttamento dei bambini impiegati nella produzione di cocaina e arruolati dalle milizie, evidenziando al contempo i tentativi di riscatto sociale condotti dalle realtà locali. 

Anna Maria Selini (Altreconomia) riceve il premio nella sezione RADIOFONIA per il podcast in 6 puntate “Bambini senza pace” (serie Palestina Israele). Attraverso una profonda indagine sul campo, il reportage audio restituisce la complessità del crescere tra Israele e i Territori occupati: dalle detenzioni minorili alle battaglie ideologiche combattute sui testi scolastici, fino ai traumi psicologici successivi agli attacchi del 7 ottobre e alla vita nelle tendopoli di Gaza.

Nella categoria STAMPA INTERNAZIONALE si sono distinti Maksym Dudchenko, Lina Ivanova, Marian Chupak, Ihor Yushchenko, Yevheniia Motorevska, Ilya Lozovsky ed Elena Loginova (Consortium KibOrg, Channel 24, Suspilne, The Kyiv Independent, OCCRP) per l’imponente  inchiesta investigativa transfrontaliera “How Russia recruits teenagers in occupied Ukraine for a Pro-Moscow propaganda machine”. Analizzando documenti riservati e infiltrandosi nei corsi di formazione, il team ha svelato il programma statale russo “Yunkor”, finalizzato a indottrinare e arruolare circa 5.000 ragazzi ucraini nei territori occupati per trasformarli in propagandisti del Cremlino.

Il premio per la ROTTA BALCANICA va ad Annalisa Camilli (Internazionale) per l’articolo “La nuova rotta che passa da Trieste”, che si concentra sulla condizione dei migranti nepalesi che giungono nel capoluogo giuliano dopo essere stati gravemente sfruttati nell’Est Europa. L’inchiesta mette a nudo i cavilli burocratici, i traumi psicologici e le carenze del sistema di accoglienza statale, evidenziando la risposta suppletiva della società civile. 

Lo scatto di Fabio Polese (El País), che ritrae dei bambini in Myanmar in cerca di riparo in una trincea di fortuna vicino ad una chiesa trasformata in scuola, si aggiudica il premio FOTOGRAFIA.

Per info e aggiornamenti: www.premioluchetta.com – www.fondazioneluchetta.eu