Musica popolare, paesaggio e relazione tra uomo e ambiente, quello naturale e quello costruito. È grazie a questi temi che il festival “Note nei roccoli e nelle corti” può festeggiare quest’anno il traguardo della 10ª edizione, con 12 concerti che da giugno a settembre segnano un esteso cartellone con appuntamenti diffusi nei comuni dell’Ecomuseo. In occasione del prossimo fine settimana la rassegna raddoppia toccando due luoghi di grande suggestione, a Buja (Borgo Andreuzza, sabato 8 agosto ore 17) e Gemona (Sella di Sant’Agnese, domenica 9 agosto ore 17), complice un gruppo di grande richiamo per gli estimatori della musica popolare. Sarà protagonista QuBa Libre Trio proveniente dal Piemonte di lingua occitana, esecutore di un repertorio che è un vero e proprio viaggio musicale: si andrà alla scoperta delle melodie di una tradizione popolare che ha radici profondissime. L’ingresso è libero. In caso di maltempo il concerto di sabato 8 si terrà comunque al coperto ad Andreuzza, mentre lo spettacolo di domenica 9 si sposterà nella sede del L’Aser in Gleseute, sempre a Gemona.
QuBa Libre Trio è composto da due musicisti cuneesi, Simonetta Baudino (ghironda, organetto diatonico, cornamusa) allieva di Sergio Berardo e promotrice in Valle Stura della Scuola di musica popolare dell’Ecomuseo della Pastorizia, gemellato con l’Ecomuseo delle Acque, e Giuseppe Quattromini (chitarra, fisarmonica, armonica a bocca) trascinatore del gruppo, autore, compositore e arrangiatore. Al duo si aggiunge Paola Lombardo, talentuosa cantante torinese di origini occitane, collaboratrice di musicisti e artisti che sostengono e valorizzano la musica popolare (un nome tra tutti: Moni Ovadia). Il concerto attraverserà, con gli strumenti tipici della tradizione affiancati da strumenti più moderni, le diverse regioni storiche che costituiscono la macroregione culturale chiamata Occitania (dal nome della lingua d’oc teorizzata da Dante Alighieri e usata dai trovatori del Medioevo).
Borgo Andreuzza si accede immettendosi in una corte, chiusa frontalmente dalla casa padronale e di lato dagli edifici che un tempo erano di servizio, con facciate in pietra a vista, colonne in pietra e archi in mattoni. Il corpo principale, distribuito su tre piani, si caratterizza per la presenza di un porticato e una loggia superiore a tre arcate. La costruzione del lato ovest dispone di un portico profondo, con archi sostenuti da pilastri in conglomerato e parte terminale in mattoni. Il fronte strada esibisce un portale a bugnato su cui è riportata la data 1875.
La Sella di Sant’Agnese conserva la caratteristica morfologia glaciale, tra l’altura del Cumieli a ovest e il Monte Deneâl, primo rilievo della dorsale Chiampon-Cuel di Lanis, a est. I ghiacci, che in questo punto nel corso dell’ultima glaciazione raggiungevano i 500 m di spessore, mediante una lenta azione abrasiva hanno letteralmente modellato il territorio, compreso il dosso montonato del Cumieli. Sulla sella si erge la chiesetta di Sant’Agnese risalente al XII secolo, posta lungo l’antico tracciato preromano. È stata ricostruita filologicamente dopo il terremoto del 1976.
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